Il Vescovo celebra Messa
al Balmenhorn




























































Il CRISTO delle VETTE

Splendeva il sole sul piazzale di Stafal, e l'asfalto cuoceva i primi arrivati, che pian piano si radunavano, quasi timidamente, vicino alle casse degli impianti.

Volti noti che si ritrovano, facce nuove che si interrogano - "sarà dei nostri?" si chiede chi è venuto qui per la prima volta.
30 luglio 2008, sul finire della stagione estiva, pochi giorni dopo che le Guide e gli Alpini hanno riportato al suo posto la statua del Cristo, eccoli qua, quelli che l'indomani saliranno al Balmenhorn per celebrare la Messa ed assistere alla benedizione del Cristo delle Vette, simbolo di pace che ci è concesso di ospitare proprio qui, sopra le nostre teste, sullo sperone roccioso su cui sorge il Biv. Giordano.
Trepidano, i presenti: anche se fa caldo si sente come un fremito che attraversa tutti, dai vecchi alpini ai più giovani del Coro di Sant'Orso, dalle autorità alle Guide stesse, pronte per l'ennesima salita sul ghiacciaio, e tutti consapevoli che non sarà, per nessuno, una salita come le altre.
E arrivano le 14,00 , poi le 14,15.  Si mette in moto la funivia, e il grande gruppo che si è formato davanti alla porta si diluisce piano, e tutti si sciama verso le cabine, che ci separano un attimo per poi farci ritrovare insieme al Passo dei Salati, pronti per metterci in marcia.
Alla comitiva si aggiungono le Guide di Alagna, che ci aspettano sullo spartiacque, e quando si parte sembriamo formiche, piccole formiche operose che si apprestano a portare verso le montagne un pezzettino di cuore, una parte di noi, tutti insieme verso il Cristo delle Vette.
Per alcuni sarà la prima volta a varcare la soglia invisibile dei 4000 metri, altri invece sono frequentatori abituali ma instancabili di queste alture.
Si sale tranquilli, in fondo non c'è fretta, perchè anche la salita sulle rocce dello Stolemberg è già una festa: l'atmosfera è distesa, chi non si conosceva ha modo di conoscersi, le Guide fanno la spola per sorvegliare il cammino di tutti, e il Coro di Sant'Orso ci allieta di tanto in tanto con uno dei suoi canti.
Il sole è una lama gialla e obliqua quando arriviamo al Rif. Città di Mantova, le pietre rilasciano l'ultimo calore prima di spegnersi nel lungo tramonto. La terrazza di legno ci sorregge tutti, mentre respiriamo a fondo guardando il panorama tutto attorno. C'è qualcosa di impalpabile, una tenerezza che non si spiega, si percepisce dietro gli occhiali fumé del Vescovo, si legge negli occhi di chi potrebbe essere lì per lavoro ma che in fondo sente come gli altri, o forse più, la solennità di quel momento.
Ma l'ora per la commozione deve ancora venire, perchè la cena passa allegramente tra una chiacchiera e un canto, e c'è giusto il tempo per un bicchiere ancora dopo aver mangiato che già la vigilia è passata, e la notte ci avvolge nelle camerate aspettando il mattino della salita al Balmenhorn.

E' ancora buio quando ci svegliamo. Le stelle sorvegliano il silenzio del ghiacciaio, che sembra un mare bianco e verticale che si intravede tra noi ed il faro della Gnifetti. Non fa freddo, neanche nelle ciabattine con cui i primi intrepidi si avventurano fuori dalle camere.
La colazione è intorpidita, la vita sembra ingolfata tra le 4,30 e le 5,00 , si vedono poche facce in giro, e le facce guardano come lontano.
Ma la colazione carbura, e ben presto siamo di nuovo lì, gli amici del giorno prima, quei volti ancora sconosciuti nel piazzale di Stafal che in questa mattina scura si cercano tra il rifugio e il bagno, lungo le scale e nella sala da pranzo, e in un attimo siamo tutti fuori, come a un segnale muto, improvvisamente pronti e imbragati sotto l'occhio attento delle nostre Guide che vegliano sul gruppo fin dai primi passi, ancora al buio, e poi più su, legati in tante piccole cordate, e poi più su, tra i crepacci sopra la Gnifetti, e poi più su ancora, fin quando il giorno non è pieno e luminoso, ed è chiaro ormai che nessuno dovrà rinunicare alla salita, e che proprio tutti, tutti gli amici di ieri, ognuno col suo passo e con la sua cordata, ci ritroveremo in cima, presenti alla benedizione e per la Messa, nel sole caldo di fine agosto, su al Cristo delle Vette.
Arriva anche il Vescovo, che col suo passo tenace non ha voluto rinunciare all'emozione di salire con le sue gambe, in mezzo a tutti gli altri, fino alla cima. Arrivano i politici, e i ragazzi del coro, arrivano i curiosi e gli alpinisti ignari, magari venuti da lontano, che non si spiegano il bizzarro e festante assembramento proprio ai piedi delle roccette. Gli organizzatori hanno pensato a tutto, c'è del té caldo e dei biscotti tipici. La colazione è lontana, nel sole di mezzogiorno, e in molti ne approfitano per fare uno spuntino. Le cordate si ritrovano, e finalmente ci si può sciogliere, per rimescolarci tutti. Si sale dalla scala, con la corda fissa e una corda in più, di sicurezza, calata dalle Guide. Saliamo tutti uno ad uno, e ci sistemiamo attorno al tavolo che servirà al Vescovo per celebrare Messa, chi sta giù e chi sta sù, chi ne approfitta per visitare il bivacco, e chi si gode il panorama tutto attorno.
Ci siamo proprio tutti, ed essere lì è di certo un privilegio.
Lo sanno i giovani del coro, lo sanno gli alpini che c'erano già, col Cristo, fin dalle prime volte. Lo sanno le Guide e lo sanno le autorità,  credetemi se vi dico che lo sa anche la Statua, finalmente tornata al suo posto, a vegliare su ogni valle, da lassù, e siamo composti ed assorti durante la predica come durante i canti.
E siamo insieme, venuti da posti diversi e chiamati per ragioni diverse, ma mentre siamo lì siamo insieme, una cosa sola, e non importa dove saremo e con chi domani.
Siamo stati noi, tutti insieme, al Cristo delle Vette.

Arrivederci amici: domani certo saremo in tanti, saremo davvero in molti alla Messa che si celebrerà S.Anna. Sarà una Messa solenne, sarà LA Messa per il Cristo.
Ma ci riconosceremo noi, domani, tra la folla, perchè oggi siamo stati insieme qui.

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